L’impossibile come arte di cambiare prospettiva

In letteratura il mostruoso è anche una questione di prospettiva.

A ridosso di All Hallows’ Eve, la creatura di Mary Shelley offre un’occasione per esplorare una delle facoltà più interessanti dell’immaginazione: rendere visibile ciò che ancora non sappiamo riconoscere.

Dal caos alla creatura

Il contesto è quello del 1816, passato alla storia come l’anno senza estate. L’eruzione del Tambora, avvenuta nell’aprile del 1815, aveva contribuito a sconvolgere il clima europeo.[1] Sul lago di Ginevra, intorno al 16 giugno, Lord Byron, Percy Shelley, Mary Godwin, Claire Clairmont e John Polidori condividono giornate di temporali, conversazioni e racconti gotici. Da una sfida letteraria lanciata da Byron prenderanno forma due figure destinate a sopravvivere ai loro inventori: il vampiro aristocratico di Polidori e la creatura di Frankenstein.[2]

Intanto, il mondo sta cambiando. La prima Rivoluzione industriale trasforma il rapporto fra energia, lavoro e produzione; le ricerche sulla fisiologia e sul galvanismo alimentano nuove domande sui confini della vita. Sullo sfondo rimane un immaginario alchemico più antico, con le sue promesse di trasformazione della materia. Antichi desideri, nuove possibilità.

Mary Shelley crea dal caos: ricompone suggestioni culturali, scientifiche e filosofiche in una vicenda impossibile, capace di riaprire domande antiche. Un essere assemblato dall’uomo prende vita. L’esperimento riesce. Il creatore fugge davanti alla propria creazione.

Le forme del giudizio

La creatura osserva, apprende, desidera essere riconosciuta. Ma viene giudicata prima ancora di essere conosciuta. La paura non accompagna semplicemente lo sguardo: orienta il giudizio.

Ritratto di una donna con cappello e giacca rosa, colletto bianco arricciato e un'espressione di sorpresa, su sfondo viola.

Le emozioni, del resto, non sono moti privi di pensiero e partecipano al modo in cui interpretiamo il mondo, attribuiamo valore e riconosciamo ciò che conta.[3] Il rifiuto e l’abbandono non assolvono la creatura dalla violenza di cui si rende responsabile, ma impediscono di considerarla al di fuori delle relazioni che ne hanno segnato l’esistenza.

L’orrore va oltre: attraversa le scelte del creatore, le azioni della creatura, il desiderio di appartenenza e le responsabilità di entrambi. L’impossibile narrativo rende discutibile un giudizio che sembrava immediato.

Desideri, credenze, azioni

La tensione fra ciò che siamo capaci di realizzare e ciò che siamo preparati a giudicare attraversa anche l’innovazione contemporanea. Ogni progetto incorpora scelte: i fini perseguiti, i criteri adottati, le condizioni d’impiego e le conseguenze considerate accettabili.

Il funzionamento di un sistema non garantisce, di per sé, che ne comprendiamo presupposti, limiti e conseguenze. Quando i suoi effetti incidono sulle persone, non basta constatare che funziona: occorre poterne discutere i criteri, contestare gli esiti e individuare le responsabilità. La valutazione dei rischi appartiene alla progettazione, non al momento in cui il progetto è già compiuto.

Un divano vuoto con rivestimento viola, davanti a una parete dalla texture materica, in un ambiente dominato da tonalità rosa e magenta.

È in questa direzione che si colloca la proposta di umanesimo tecnologico.[4] Prima di perfezionare le risposte, occorre interrogare i presupposti. Prima di chiedere che cosa una tecnologia possa fare, bisogna chiarire a quali fini intendiamo orientarla. Non adattare indefinitamente la vita alle esigenze dei sistemi, ma mettere la tecnologia al servizio delle persone, dei loro diritti e dei beni comuni.

La filosofia, intesa come design concettuale, può contribuire a questo esercizio interrogando e rivedendo le categorie attraverso cui comprendiamo il mondo. Le cornici interpretative non si limitano a organizzare le risposte: contribuiscono a definire quali domande riusciamo a porre, quali relazioni diventano visibili e quali possibilità restano fuori campo.

Aristotele, nel cosiddetto sillogismo pratico, aveva esplorato il rapporto fra ciò che si desidera, ciò che si riconosce come possibile e ciò che si fa.

Se non tutto ciò che è possibile è desiderabile, e progettare significa scegliere quali possibilità realizzare, allora il dubbio non è un ostacolo al progetto. È parte del progetto.

L’ovvio, del resto, ha una certa fretta: arriva alle conclusioni senza interrogare le premesse. Il dubbio ha la sfacciataggine di chiedergli conto del percorso.

Note e riferimenti bibliografici

  1. Il Tambora e l’anno senza estate. C. R. Harington (a cura di), The Year Without a Summer? World Climate in 1816, Ottawa, Canadian Museum of Nature, 1992; A. Robock, «Volcanic Eruptions and Climate», Reviews of Geophysics, vol. 38, n. 2, 2000, pp. 191–219. https://doi.org/10.1029/1998RG000054.
  2. Villa Diodati e la genesi dei racconti. G. Borroni, «Introduzione», in M. Shelley, Frankenstein, Universale Economica Feltrinelli, quindicesima edizione, dicembre 2025, p. 8. Cfr. M. Shelley, «Introduction», in Frankenstein; or, The Modern Prometheus, London, Henry Colburn and Richard Bentley, 1831; J. W. Polidori, «The Vampyre; A Tale», The New Monthly Magazine, aprile 1819. La data del 16 giugno è tradizionalmente associata alla sfida letteraria, ma la collocazione precisa dell’episodio resta discussa. Cfr. Shelley-Godwin Archive, «Frankenstein Chronology»: https://shelleygodwinarchive.org/contents/frankenstein/frankenstein-chronology/.
  3. Emozioni, giudizio e passioni. M. C. Nussbaum, Upheavals of Thought: The Intelligence of Emotions, Cambridge, Cambridge University Press, 2001; R. Bodei, Geometria delle passioni. Paura, speranza, felicità: filosofia e uso politico, Milano, Feltrinelli, 1991. Per un confronto con la diversa prospettiva kantiana, cfr. M. T. Pansera, «Passioni ed emozioni nell’antropologia di Kant», B@belonline, nn. 14–15, 2013, https://doi.org/10.13134/2531-8624/14-15-2013/13. I riferimenti propongono differenti interpretazioni del rapporto fra passioni, emozioni, ragione e giudizio.
  4. Umanesimo tecnologico, responsabilità e rischio. M. Bertolaso, A. Marcos, Umanesimo tecnologico. Una riflessione filosofica sull’intelligenza artificiale, Roma, Carocci, collana «Biblioteca di testi e studi», settembre 2023, ISBN 9788829020836. Gli autori interrogano i presupposti ontologici, epistemologici ed etici dello sviluppo tecnologico, ponendo al centro la dignità umana, la libertà, la gestione dei rischi e il bene comune. La loro proposta di umanesimo tecnologico mira a conciliare la dimensione individuale e quella collettiva, orientando la tecnologia al servizio delle persone.